ARGOMENTI:

lunedì 28 aprile 2014

AFGHVANITY (af)FAIR (da Osama a Obama)

Parigi, Madrid? 
No. Anni '70. 
Repubblica Democratica dell'Afghanistan. 
Con all'epoca il PDPA al governo popolare comunista di Noor Mohammed Taraki. 
Eh già. 
Il PDPA in quegli anni della rivoluzione popolare in Afghanistan, mise in atto un programma che prevedeva riforma agraria, ridistribuzione delle terre a 200mila famiglie di contadini, cosa che favorì la riconversione dall'oppio all'agro-alimentare e zoo-tecnico ed influì notevolmente sulla fertilizzazione del terreno mediante la differenziazione delle colture, migliorando appunto le condizioni ecologiche oltre che umane. Venne introdotta l'abrogazione della decima dovuta ai latifondisti e dell'usura ed i prezzi dei beni di prima necessità furono calmierati e bloccati. I servizi sociali statalizzati e garantiti a tutti, uomini e donne, venne riconosciuto il diritto di voto alle donne ed i sindacati furono legalizzati. Si istituì il divieto dei matrimoni forzati, la sostituzione delle leggi tradizionali e religiose con quelle laiche e marxiste dello Stato e vi fu la messa al bando dei tribunali tribali. 
Insomma tutte cose di cui come vedremo gli "alleati atlantici", prima hanno favorito il ritorno e poi fino ancora oggi, con la retorica dei soldati caduti, l'esportazione di democrazia e le missioni di "Peace Keeping", ci racconteranno anni dopo di voler combattere e debellare. 
Ma andiamo avanti. Per gradi. 
Dicevamo, via la barba per gli uomini ed il burqa per le donne, rivoluzione culturale e di costume (vedi foto), mentre le bambine poterono finalmente andare a scuola con i loro coetanei bambini e non furono più oggetto di scambio economico nei matrimoni combinati tra clan e famiglie. 
Poi come al solito i guastafeste. 
Nel 1979 fu Carter, il 3 luglio di quell'anno a firmare la prima direttiva per l'organizzazione di aiuti bellici ed economici segreti ai mujaheddin afgani. In pratica la CIA creò la rete internazionale di tutti i paesi arabi islamisti per rifornire i mujaheddin di soldi, armi e volontari per la guerra santa contro il governo popolare comunista insediato. Base delle operazioni fu il Pakistan, dove inoltre venivano costruiti sia i campi di addestramento che i centri di reclutamento dei martiri e soldati di Allah. 
E' opportuno aprire una breve parentesi per ricordare anche un fatto non trascurabile ovvero che buona parte dell'operazione che sto raccontando, fu e probabilmente lo è stata ancora per molti anni, finanziata con la riconversione agricola del famigerato papavero da oppio (Papaver somniferum) e ovviamente con il commercio clandestino di oppio afghano. Guarda un po' infatti, nel decennio 1980/1990, nei Paesi occidentali e quindi anche in Italia, registriamo un notevole incremento di consumo di oppiacei (e anche purtroppo di tossicodipendenti da oppiacei) da parte delle generazioni di 20/30 anni e, parallelamente al decisivo (e sanguinoso) passaggio dalla mafia tradizionale all'acquisizione del controllo da parte della criminalità organizzata del traffico di droga, una certa mite e cauta ma generalizzata tolleranza che persone nate negli anni '70, me compreso, potranno tranquillamente testimoniare. Chiusa parentesi. 
A capo della guerriglia anti-governativa in Afghanistan, su consiglio guarda un po', del Pakistan, fu posto un vero galantuomo, colui che Reagan ed i suoi coristi, ci avrebbero più tardi descritto come un martire della libertà del popolo. Bene, costui era tale Gulbuddin Hekmatyar, noto per la naturalezza con la quale, utilizzando dell'acido cloridrico, sfigurava le donne che a suo dire non erano in linea con i precetti islamici. I mujaheddin afgani di Hekmatyar divennero immediatamente una potente forza militare, distinguendosi in efferatezze e crudeltà, attraverso pratiche di tortura e di uccisione che prevedevano un lento scuoiamento vivo dei nemici, amputazioni di dita, naso, orecchie e genitali. Taraki fece ciò che in quel momento poteva fare, chiese aiuto all'Urss, ma cercando in ogni modo di evitare la guerra civile. Fu la premessa dell'invasione sovietica dell'Afghanistan ma la vera svolta - tragica e  definitiva - arrivò nel settembre 1979, con l'uccisione di Taraki ad opera del suo vice primo ministro Hafizullah Amin, il quale salì al potere. 
Visto il passato statunitense di Amin, l'ambiguità del personaggio e le reiterate scelte politiche autolesioniste, soprattutto l'omicidio di Taraki, l'Urss chiamata in causa dall'assassinato Taraki ritenne di aver davanti un uomo della CIA e infatti, il 24 dicembre del 1979 l'esercito sovietico ricevette l'ordine di invadere l'Afghanistan e tre giorni dopo entrò nella capitale Kabul. Qui l'Armata Rossa attaccò il palazzo presidenziale, uccise Amin sostituendolo con Babrak Karmal, già vicepresidente di Taraki. 
Nel frattempo in USA, col passaggio dall'amministrazione democratica di Jimmy Carter, a quella repubblicana di Ronald Reagan, si alzò il livello dello scontro e i mujaheddin che combattevano per la presa del potere in Afghanistan, ai danni del precedente governo socialista, vennero puntualmente dipinti dalla stampa e dai media propagandati quali: "combattenti per la libertà", come appunto accennavo prima.
Ed eccolo il nostro uomo nel mirino: Osama bin Laden era uno dei principali organizzatori e finanziatori dei mujaheddin; il suo Maktab-Al-Khadamat (MAK, Ufficio d'Ordine) incanalava verso l'Afghanistan denaro, armi e combattenti musulmani da tutto il mondo, con l'assistenza ed il supporto dei governi americano, pakistano e saudita. Nel 1988 bin Laden abbandonò il MAK insieme ad alcuni dei suoi membri più militanti per formare al-Qāʿida, con lo scopo di espandere la lotta di resistenza anti-sovietica e trasformarla in un movimento fondamentalista islamico mondiale. Continuarono dal 1986 fino al 1992 i massicci aiuti ai mujaheddin da parte della CIA e dell'Arabia Saudita ma dopo ciò che abbiamo detto e con l'URSS in procinto di sgretolarsi ed abbandonare il campo in Afghanistan, è fin troppo facile immaginare dove finissero le risorse. Dopo poco infatti, grazie al crollo dell'Unione Sovietica nel 1992, Abdul Rashid Dostum si ribellò e si alleò con Ahmad Shah Massoud per prendere il controllo di Kabul e proclamare la Repubblica Islamica dell'Afghanistan. 
Il neonato Afghanistan islamico diventerà teatro di una lunga guerra civile tra i diversi gruppi di mujaheddin per il controllo della capitale Kabul. USA e alleati allora, tentano il colpaccio definitivo puntando su una nuova fazione armata e si affidano - udite udite - al mullah pashtun Mohammed Omar, guida del Movimento di studenti islamici (già, proprio loro, i cosiddetti "talebani"), una (al tempo) piccola milizia integralista di studenti coranici. Nel 1996 i talebani - trasformati in esercito dai servizi segreti pakistani con armi statunitensi e soldi sauditi - conquistano Kabul e rovesciano il governo del Paese. Presidente diviene ovviamente Mohammed Omar (mullah Omar) che con i talebani controlla 3/4 del territorio dell'Afghanistan. Entro la fine del 1998 i talebani prendono il controllo del Paese ed instaurano un regime teocratico islamista, basato su un'interpretazione fondamentalista della Shari'a. Il Parlamento ed ogni altro ente o organo elettivo perdono tutto il loro potere e viene vietato ogni diritto e ruolo sociale alla donna in quanto femmina (comprese quindi le minori e le bambine). Le notizie cominciano ad uscire dal Paese ed il mondo comincia a farsi più di qualche domanda. Bene. 
Ricorderete allora ad un certo punto, la notizia della distruzione delle ultra-millenarie statue dei Buddha da parte appunto dell'esercito talebano e che fu il primo segnale a livello mediatico internazionale, del cambio di atteggiamento degli USA nei confronti della loro "creatura". 
Il mondo allora "scoprì" di avere un nemico antipatico in un Paese sconosciuto ai più. 
L'Afghanistan dei terribili Taleban
E' successo in sud-America, in Jugoslavia e ancora in Kosovo, come in Iraq. Accaduto dopo anche in Siria e così in Libia. 
Proviamo a fare mente locale (o meglio, globale), e riprendiamo il finale del discorso. 
Il nuovo regime del mullah Omar, nato e cresciuto con il determinante appoggio della CIA, oltre che dei paesi islamici fondamentalisti, soprattutto Pakistan ed Emirati Arabi Uniti, è quello che oggi, soprattutto dopo gli stranoti attentati dell'11 settembre 2001, ci dicono di combattere: Lo stesso che già alla fine degli anni '90 e fino all'inizio del nuovo millennio, cioè meno di quindici anni fa, creava tutte le condizioni perché l'Afghanistan ed il Pakistan confinante, diventassero il covo dello shaykh saudita, il "super-ricercato" Osama bin Laden, quale base per la sua rete terroristica, la famigerata rete di al-Qāʿida. 
A voi le conclusioni, anche sulla attuale situazione in Ucraina. 

sabato 26 aprile 2014

BREVE STORIA DI TAGLIA (da Napolitano a Napolitano)

Due mesi dopo l'iscrizione di Giorgio Napolitano al GUF, i giovani universitari fascisti, la situazione futura si delineava già molto bene e c'era già chi - facendo il doppio gioco - voleva liberarsi del capro espiatorio Mussolini e insieme e soprattutto del pericolo rappresentato dalla crescente presa di coscienza e forza dei lavoratori italiani e non solo. Lo scopo di questa classe dirigente politica e degli industriali voltagabbana era ovviamente quello di cambiare per non cambiare nulla. Era necessario apprestarsi a saltare sul carro buono, tenendo però quello che il fascismo filo-nazista da essi fino ad allora foraggiato, aveva lasciato in dote e trasferendolo nel nuovo fascismo-atlantico che di lì a poco, nel nostro Paese avrebbe avuto la meglio. Il 14 dicembre 1942 infatti, la rivista americana "Life" scriveva“La netta tendenza in seno al regime fascista è di liberarsi di Mussolini e dei filotedeschi, ma di conservare il sistema. Oggi questa è l’idea dei grandi industriali italiani, condotti, a quanto viene riferito, da Ciano, dal conte Volpi, dal senatore Pirelli. In altre parole, un cambiamento del fascismo protedesco in un fascismo proalleati. I gerarchi fascisti sono molto impressionati dal fortunato voltafaccia di Darlan da Vichy verso gli alleati”. Il ritardo causato dalla famigerata linea gotica e la sanguinaria rivalsa tedesca e proprio per questo, una Resistenza che aveva avuto (paradossalmente e suo malgrado) più tempo a disposizione del previsto per creare anche una coscienza critica e perfino rivoluzionaria, complicarono un po' il piano di trasformismo del capitalismo italiano, capeggiato dai vari Pirelli & Co. L'occasione per disarcionare Mussolini dallo stivale non arrivò dal sofferto fronte, anche se pure lì le cose non è che andassero bene per il duce/imperatore dato che, inopinatamente rispetto agli slogan roboanti, le reni le ha spezzate la Grecia all'Italia. E di brutto. Per non parlare di Fronte Orientale e del nord Africa. Si concretizzò invece il cambio della guardia, pochi mesi dopo con gli scioperi del marzo del 1943  in nord Italia che esplosero quando il paese era ormai stremato ed al quarto anno di guerra, abbattendo il duce ma non il suo regime. E tantomeno il sistema di sfruttamento. Non è un caso infatti, che le azioni repressive più cruente nei confronti dei lavoratori in lotta, avvennero proprio nel periodo iniziale del governo Badoglio (mi ricorda D'Alema e le repressioni di piazza a Roma e non solo, con chi manifestava indignandosi contro il bombardamento della ex Jugoslavia nel 1999 ma vabbè..). Il resto è storia, una "pace keynesiana", fatta di concessioni e relazioni "promiscue" tra capitale, vertici politici e sindacali durata trent'anni, grazie anche al muro ancora in piedi e l'equilibrio della "guerra fredda". E poi via, all'oggi, verso la nuova Europa dove in tutti i Paesi, il capitale aggredisce quelle istituzioni che per decenni hanno controllato e protetto, a garantire "pace sociale e progresso liberista". Non servono più, quelle parvenze di istituzioni democratiche anzi, sono gli ultimi fastidiosi ostacoli al trionfo del profitto sul lavoro e lo sviluppo solidale della società. Via quindi al nuovo assalto massone alla democrazia e ai diritti, specialmente del lavoro a partire dagli ultimi vent'anni, come dimostrano tutti gli studi economici più autorevoli. Dico, la cacciata di B. (dopo averlo assecondato per un ventennio in tutte le sue minchiate, in cambio del fronte anti-comunista) e l'infilata a forza del terzetto Monti, Letta, Renzi non vi ricordano qualcosa, adesso?  
Buona Resistenza, altro che Liberazione...

sabato 19 aprile 2014

E' UNA CAGATA PAZZESCA!

Dopo la solita sfacchinata per raccogliere senza l'aiuto di nessuno, nemmeno di quei compagnoni di SEL, le necessarie firme per presentare la lista Tachipirtsipras ® è arrivato l'ordine dalla regia. "Niente volantini e manifesti con il simbolo di Rifondazione e nessuna bandiera alla manifestazione del 17".
Tra un po' ci chiederanno di travestirci da hari krishna o come i bonzi di Battiato, per an
dare non alla corte dell'Imperatore ma a distribuire volantini apartitici nelle comuni a idromassaggio dove svernano i capolista in attesa dell'estrazione del bingo per l'unica (molto forse) poltrona assegnata. Credo che Paolo Villaggio dovrebbe intervenire d'urgenza, per restituire con un Fantozzi 2.0 dignità ai militanti di Rifondazione.

Non so se ve l'hanno detto ma in Ucraina abbiamo fatto TUTTI la SOLITA figura di merda

Tutti perchè - purtroppo per noi - facciamo parte di quel gruppo di Popoli rappresentati dalla peggiore oligarchia. Il motivo? Si è voluto portare "l'acqua co' le recchie" agli USA, mettendoci pure, oltre alla scorzetta de limone, la faccia (loro) e soprattutto il culo (nostro) nel tentare di annettere l'Ucraina alla NATO ma l'operazione sta miseramente fallendo (o meglio è già fallita ma tra un po' ce lo racconteranno, a modo loro). Sulla pelle degli ucraini e non solo, sappiamo benissimo che convergevano (e convergono) interessi lobbistici USA e particolari UE ma il senso del fallimento è dato dal fatto che l'esercito regolare, mandato dal nazistone Turchinov a sedare le rivolte filorusse nell'est del Paese, ha in più occasioni solidarizzato con la popolazione russofona e russa, addirittura cambiando casacca e issando bandiere russe se non addirittura rosse, in moltissimi casi. Mettiamoci pure che - anche tra il popolo ucraino delle regioni "occidentali" - si comincia a spargere la voce che l'elegante cravattino blu-stellato non è affatto di seta ma della peggiore e odiosa canapa flanellata della troika, e che l'euro e la UE somigliano molto di più ad un bel cappio al collo. Tra gli oligarchi della UE, il "partito unanime delle "sanzioni", sta decisamente scricchiolando sotto i colpi dei conti che non tornano (povca tvoia direbbe qualcuno che tra un po' saremo costretti a rimpiangere come Pomicino). Non tornano i conti, soprattutto rispetto alle risposte valutarie messe in campo da Putin e ad alcune misure di difesa finanziaria sventolate minacciosamente dalla Russia con partner internazionali (Cina e Iran su tutti) che oltre a "dribblare" le sanzioni più o meno formali, ha anche contrattaccato con politiche di aggressione societaria in Europa e anche nel nostro Belpaese, basti vedere per esempio la recentissima acquisizione ed il controllo, da parte del colosso Rosneft del 26% di Pirelli. Per finire poi, col fabbisogno energetico di alcune regioni (tra cui ancora la nostra bella penisola che del suo sole non se ne fa un cazzo) che per l'approvvigionamento dipendono di fatto dal colosso ex-sovietico. Diciamo che in tempi di crisi, il "Nobel a priori”  SbarakeSmamma, poteva spendere meglio i soldi degli americani, magari realizzando quel famoso piano sanitario su cui oramai le barzellette hanno superato in numero e risate quelle della premiata ditta Bush & Cheney sulle armi chimiche di Saddam, piuttosto che tentare di sacrificare l'Ucraina scagliandola (con effetto boomerang del resto) contro il “tradizionale antagonista” dei bei tempi andati (ma che all'occorrenza fanno sempre bene a tornare), quando nei miracolosi anni '80 ci si specchiava in capolavori come "Rocky IV" o “Miracolo sul Ghiaccio”. Il presidente americano che meno ha fatto - rispetto alle aspettative create in tutto il mondo e anche in campagna elettorale - nella storia degli USA, ha preferito ancora una volta cedere ai ricatti delle lobbies su cui poggia la sua faccia migliore, regalando milioni ad un gruppo di nazistelli isterici e a qualche nobile ucraino decaduto, onde alla fine (come oramai ovviamente accadrà) abbandonare questo regime di cartapesta al proprio decadente destino, come accade puntualmente in quelle lande dove Unkle Sam tenta maldestramente di esportare democrazie al ketchup. Il tutto ricordiamo come cosa più importante, a spese nè di Putin, nè di Obama e nè della culona di balsa. Tanto meno a spese dei golpisti, dittatori di banane o Turchinov di turno ma al solito, sul groppone in primis del Popolo Ucraino e a seguire dei Popoli coinvolti in questa guerra fredda sì, ma di frigorifero un po' stantìo.

martedì 15 aprile 2014

I COLORI DI METROPOLIS

All'ombra di prudenti vorrei ma non rosso, disinvolti e predestinati traffichini saltano da corruttori a corrotti mentre tenaci e colorite (s)barbies da guardia anti-parrucconi, agitano quote rosa, verdi di bile e blu di sangue sotto il naso di vecchi professoroni guastafeste e rompicoglioni. Intanto dinamiche e sbrigative “intelligenze” digitali imperversano la rete e si affannano a massaggiare il falso pragmatismo della menzogna, accarezzando il cinismo ottuso di una spudorata oligarchia, una banda di proci ormai fuori da tutto, anche dal proprio controllo. No, non è Metropolis, quello è un dipinto di George Grosz, del 1917. 
(Olio su tavola 68 x 47.6 cm) 

giovedì 10 aprile 2014

ROMA: Mozione "bipartisan" sull'urbanistica

Noi di carteinregola non vogliamo essere prevenuti, anche se durante il nostro presidio di 4 mesi alle Assemblee Capitoline, finito esattamente un anno fa, abbiamo più volte constatato che le distanze tra maggioranza e opposizione (allora rovesciate) possono essere assai ridotte. E ricevere la notizia di una mozione, la n.85, presentata martedì 8, che andrà in discussione oggi, giovedì 10, che porta la firma di capigruppo e consiglieri del PD e di varie formazioni di centro destra compreso Fratelli d'Italia (1), ci spinge a tornare a fare quello che abbiamo sempre fatto: informare cittadini, comitati, giornalisti (e gli stessi consiglieri capitolini)  sui temi e le iniziative dell’Amministrazione e dell'Assemblea Capitolina. Leggiamo quindi la mozione: dopo un  preambolo sulla crisi e sulla necessità di una ripresa economica della città, si arriva al dunque, cioè alla necessità di portare alla approvazione dell’Assemblea Capitolina “numerosi atti deliberativi su emergenza abitativa, riqualificazione urbana, opere pubbliche, acquisizione di parchi e gestione del verde urbano”. In pratica, si tratta di  una  sollecitazione perché Sindaco e Giunta provvedano  ad “avviare nella città progetti, risorse ed interventi” la cui “attuazione è indispensabile per rivitalizzare l’economia cittadina e per portare qualità urbana e riqualificazione territoriale”. Ma la mozione va oltre, chiedendo al Sindaco e alla Giunta di portare al voto dell’Assemblea tutta una serie di provvedimenti su cui da tempo ci risulta che gli assessorati stiano lavorando, che evidentemente la mozione ha lo scopo di sollecitare. Li elenchiamo, con il nostro commento  ed alcune  informazioni fornite dagli asessorati di competenza:
- i Programmi urbanistici previsti dal PRG vigente (Compensazioni, ProgrammiIntegrati – PRINT, Centralità e Nodi di Scambio);
L'Assessore Caudo, che in tutte le occasioni pubbliche,  sollecitato da comitati e categorie professionali,  ha ribadito che il PRG sarà portato avanti, con eventuali correzioni laddove si rendesse necessario rimodulare alcuni interventi (il Piano Regolatore Generale è stato "adottato" nel 2003 e approvato nel 2008), a partire dalla prossima settimana  inaugurerà una prima serie di conferenze urbanistiche nei 15 Municipi, illustrando  ai cittadini tutti gli interventi previsti e i relativi cronoprogrammi, nella prospettiva, dopo un secondo ciclo di incontri subito dopo l'estate, di organizzare una conferenza urbanistica della città.
schema di bando per gestire le aree a vocazione agricola acquisite con le compensazioni;
Sappiamo che sono state già presentate diverse  proposte, una  dall'Assessorato al Patrimonio, e approfondiremo l'argomento.
regolamento del Verde e rimodulazione del programma Punti Verde Qualità;
Sul Regolamento del verde siamo assolutamente d’accordo, perché non passa giorno in cui non si rimpianga amaramente la sua mancata istituzione (forse non tutti sanno che  la Capitale non ha mai avuto un Regolamento del verde che tuteli le alberature da interventi efferati, soprattutto su suolo privato). Quanto ai Punti Verde Qualità, ne parliamo più oltre.
deliberazione per snellire e velocizzare le procedure di attuazione del Piano Casa;
Sul Piano casa Polverini/Zingaretti ci siamo già espressi in audizioni, convegni, appelli (> vai alla pagina “Piano casa”): le modifiche al “Piano Casa” vigente, che verranno sottoposte al Consiglio Regionale nei prossimi giorni, non intaccano l’impostazione generale e il famigerato “articolo 3 ter” – ai tempi della Polverini avversato da tutto il centro sinistra – che permette di aumentare cubature e trasformare in appartamenti praticamente tutto, bypassando qualunque pianificazione urbanistica. E' quindi importante un'attenta valutazione di tutto ciò che verrà proposto, tenendo conto che gli standard urbanistici sono un "bene pubblico" che l'Assemblea Capitolina e l'amministrazione devono gestire con molta cura nell'interesse generale.
 −piano di valorizzazione del Tevere per la bonifica, la navigabilità e l’utilizzazione delle sponde;
La parte da tenere sotto osservazione è “utilizzazione delle sponde”: dopo le recenti sciagure e l'assicurazione del Sindaco e dell'Assessore Caudo che non si costruirà mai  più in aree a rischio esondazione, risulta particolarmente sinistra. E a chi venisse in mente di dirci che siamo troppo propensi a pensar male, rispondiamo che (se non ci sono state recenti modifiche in commissione) il Piano Casa Zingaretti,  al contrario del precedente “Piano Marrazzo”, non esclude interventi edilizi in aree di rispetto dei fiumi, e ci è già giunta voce di una richiesta di "Piano casa" che riguarda una costruzione in area esondazione del fiume Aniene…
controdeduzione alle osservazioni ai piani di recupero urbanistico dei toponimi adottati e completamento delle adozioni dei piani ancora in istruttoria;
Di Toponimi ne sappiamo poco, ma abbastanza per capire che l’approvazione dei piani “un tanto al chilo”, avvenuta sotto i nostri occhi nelle ultime ore della precedente consiliatura, avrebbe richiesto invece una serie di approfondimenti indispensabili per garantire l’interesse pubblico degli interventi e per tutelare la cittadinanza coinvolta.
densificazione degli extra standard nei Piani di Zona per realizzare alloggi di edilizia sociale;
Un tema complesso, che ci riserviamo di approfondire in seguito
interventi di rigenerazione urbana attraverso la prosecuzione delle Conferenze di Servizi delle proposte relative ai bandi per cambio di destinazione d’uso di fabbricati ed aree di cui alle deliberazioni di Giunta Comunale nn. 221/2010 e 222/2010, come confermato nella deliberazione di Assemblea Capitolina n. 9/2012 (2);
Si tratta sempre di delibere di attuazione del Piano casa "Polverini", che , come non ci stancheremo di dire, devono essere quantomeno attentamente analizzate. Ad esempio nella citata Delibera 9/2012 si prevede  la possibilità, "per le tutte le proposte  di intervento presentate in attuazione degli inviti pubblici approvati con deliberazione Giunta Comunale n. 221/2010 ...e con deliberazione Giunta Comunale n. 222/2010..., di essere esentate dall’obbligo di realizzare gli alloggi in housing sociale assoggettandole al contributo straordinario stabilito dagli inviti medesimi". In pratica si "monetizza" la mancata realizzazione dell'housing sociale nei Piani di Zona, esattamente il contrario di quello che si sostiene nelle premesse della mozione...
piano di rimodulazione delle opere pubbliche e delle proposte negli ambiti degli articoli 11 per impiegare i fondi regionali stanziati da almeno un decennio e pari a 86 milioni di Euro.
In proposito mettiamo in calce la precisazione dell’assessorato ai Lavori Pubblici (3)
 Infine: sui "Punti Verde Qualità" ci sembra alquanto semplicistico auspicare una “rimodulazione del programma”. Che si tratti di un nodo gordiano di difficile soluzione ci sembra confermato dalla moltiplicazione di “commissioni di scopo” che ci risultano, con l’ultima, affidata pochi giorni fa all’ex direttore del Dipartimento Mobilità Giovanni Serra, essere arrivate a 4, senza che si sia ottenuto alcun risultato.
E quello che vorremmo sentir chiedere dall’Assemblea Capitolina (anche se fa un po’ impressione che sollecitino l’attuale assessorato membri dell’ex maggioranza che sul drammatico tema dei punti verdi non ha concluso proprio nulla): non è una “rimodulazione” ma finalmente una “operazione trasparenza” in cui si dica ai cittadini qual è la situazione, quali sono gli interventi portati a termine, quali quelli abbandonati dai beneficiari, cosa prevedano i contratti delle concessioni, quali siano i canoni, e quali gli accordi rispettati e non. E soprattutto l’esposizione economica di Roma Capitale, garante dei concessionari inadempienti. Questo ci sembra un tema fondamentale, che molti dei firmatari della mozione dovrebbero conoscere bene, visto che i Punti Verde Qualità sono nati e si sono sviluppati nel corso di varie consiliature, e, a quanto pare, con ben scarsi controlli…
E vorremmo che - come chiediamo da tempo -  le informazioni sulle attività della Giunta, ma anche delle delibere che vanno in commissione e in Aula, fossero messe a conoscenza anche di noi cittadini prima dell'esame consiliare.
Campidoglio casa di vetro? Ci basterebbe un Campidoglio ristorante con  cucina "a vista"...
(1) I firmatari della mozione: Coratti, (presidente Assemblea Capitolina, PD) Bordoni (Forza Italia, ex assessore alemanniano al commercio) Caprari (Centro Democratico), D’Ausilio (capogruppo PD), De Palo, (cittadini per Alemanno) Dinoi (ex lista Marchini sindaco, poi approdato al Gruppo misto con Cantiani, ex PDL), Ghera (Fratelli d’Italia), Panecaldo (PD), Pedetti (PD), Pomarici (Nuovo Centro Destra, ex Presidente Assemblea PDL), Quarzo (Nuovo Centro Destra), Stampete (PD, Presidente commissione Urbanistica), Tredicine (PDL)
(2) Deliberazione di Giunta Comunale n. 221/2010 (scarica 2010-221Deliberazione n. 221 Approvazione dell'"Invito pubblico per la realizzazione di alloggi in housing sociale, mediante cambi di destinazione d'uso di zone urbanistiche non residenziali", in attuazione della deliberazione di Consiglio Comunale n. 23/2010 recante "Indirizzi per il Piano Casa del Comune di Roma".
Deliberazione di Giunta Comunale 222/2010 (scarica 2010-222),
Deliberazione n. 222  Approvazione dell'"Invito pubblico per la realizzazione di alloggi in housing sociale, mediante cambi di destinazione d'uso di fabbricati", in attuazione della deliberazione di Consiglio Comunale n. 23/2010 recante "Indirizzi per il Piano Casa del Comune di Roma".  
come confermato nella deliberazione di Assemblea Capitolina n. 9/2012(scarica 2012-9 assemblea capitolina )
152ª Proposta (Dec. G.C. del 28 dicembre 2011 n. 120) Disposizioni in ordine all'attuazione del Piano Casa della Regione Lazio, ai sensi dell'art. 2 della Legge Regionale n. 21/2009, come modificata dalle Leggi  Regionali nn. 10 e 12 del 2011.
(3) Relazione PRU
L’art. 11 del D.L. 396/93 convertito con L. 493/93 istituisce i Programmi di Recupero Urbani, intesi come sistemi coordinati di interventi pubblici e privati finalizzati alla riqualificazione del tessuto urbano.
A partire dal 2005 sono stati sottoscritti tra Regione Lazio e Comune di Roma gli accordi di programma previsti. Si tratta di somme importanti utilizzate per minima parte e che, per cause diverse, non ultima una certa inerzia ed una difficoltà di dialogo fra uffici diversi, erano a concreto rischio revoca.
Per questo, questo Assessorato ha considerato sin dal suo insediamento l’urgenza di attivarsi per impedirne la revoca (fra i quali 86 milioni di trasferimenti  regionali) promuovendo la riattivazione dello strumento attuativo dei PRU, anche in considerazione della generale penuria di risorse derivanti dalla congiuntura economica attuale. Le linee giuda di tale procedura –  delineate formalmente il 13/02/14 con apposita memoria di Giunta Comunale co-firmata con l’assessore all’Urbanistica - ha portato all’istituzione di un tavolo congiunto con l’assessorato all’Urbanistica ed un confronto puntuale e costante con i municipi interessati per attualizzare e rimodulare gli importi delle opere, in considerazione del notevole lasso di tempo trascorso dalla loro definizione, degli adeguamenti normativi che si sono succeduti e dalle mutate situazioni e condizioni urbanistiche e sociali che i territori interessati ai PRU hanno evidenziato nel frattempo. Ruolo fondamentale in questo lavoro ha svolto anche l’assessorato regionale alle Infrastrutture.La stretta collaborazione con i municipi ha permesso di condurre una concreta analisi sulla sostenibilità di ogni singolo Programma. Analisi che si concretizzerà con la produzione di delibere municipali che elencano le priorità di realizzazione delle opere previste negli 11 ambiti  territoriali interessati. Ad oggi i Municipi X (1) e XIV (2) hanno già prodotto le relative delibere, e saranno acquisite con delibere di Giunta Comunale entro il mese di Aprile. 

DIVIETO DI SVOLTA A SINISTRA (con obbligo di svolta a destra)

«Perché una lista Tsipras? Perché è l’unico modo per salvare l’Europa, per uscire dalla mortale alternativa di chi teorizza l’austerity e di chi, per reazione, chiede invece l’uscita dall’Europa» spiega Torelli, tra i promotori di Alba e che fa parte del gruppo promotore della lista assieme, oltreché alla Spinelli, a Flores d’Arcais, Marco Revelli, Guido Viale e Andrea Camilleri. Una lista sostenuta si e no da Sel, dai 3/4 di Rifondazione Comunista e dalla quale sono stati esclusi dal "gotha" delle intelligenze riunite, i Comunisti Italiani. «Sostegno di Rifondazione sì - prosegue - ma solo dall’esterno. Quelli di Rifondazione sono solo sostenitori ma non azionisti» ci tiene a precisare ancora Torelli che della lista è anche il responsabile nazionale. L'Euro non è il simbolo dell'Europa unita contro i nazionalismi ma al contrario li rafforza e consegna alle destre il consenso/scontento. Ma sappiamo che da sempre le destre ricoprono il ruolo di guardiane del capitale e del potere. Ciò sta accadendo soprattutto in virtù delle pesanti disuguaglianze che crea, aggravate dalle politiche di austerità e di delegittimazione delle sovranità popolari ma non è affatto un errore, al contrario è una precisa strategia. Potremmo chiamarla strategia della tensione economica che mira con il terrore e la disperazione, attraverso il cappio del fiscal compact, allo smantellamento totale dei servizi, dello stato sociale e dei diritti. Infatti è proprio l'Euro lo strumento economico con il quale l'oligarchia UE mira (e riesce) a dividere e non certo ad unire i cittadini, la forza lavoro, i precari ed i ventisette milioni di disoccupati. La UE e l'Euro (come strumento proprio economico) sono il peggio irriformabile della politica imperialista e capitalista d'assalto (ultra-liberista) che si possa immaginare. Chi da del nazionalista a coloro che sostengono (DA SINISTRA!) il ritorno alla moneta e alla sovranità nazionali, non solo non ha capito la differenza tra patriota e nazionalista ma è a sua volta un "europeista" alla stregua del nazionalista che pretende di criticare. Questo, in funzione del fatto che sostenere la volontà e più pretestuosamente la possibilità, di riformare questa struttura (NON) politica della UE è delle due l'una: ottuso e miope oppure ipocrita e in malafede. La UE è guidata da un gruppo di incoscienti e prezzolati e l'Europa è formata da persone, queste due entità non sono affatto la stessa cosa e - come scrive Brancaccio - l'uscita dall'Euro non sarà il paradiso ma è l'unica strada per uscire dall'inferno e servirebbe proprio ad aprire un varco, una crepa in questo muro che ci stanno costruendo intorno. Accantonando per il momento sia la diatriba "fuori o dentro l'Euro" che evidentemente non è affatto risolta dentro la sinistra e anche la legge elettorale italiana per il Parlamento europeo che è una legge proporzionale, datata 1979 con la sola recente aggiunta dello sbarramento al 4% ed è la migliore che abbiamo, rispetto alle altre tre che restano le peggiori in assoluto, accomunate solo da improbabili nomignoli pseudo-latini. Utilizzando la semiotica come extrema ratio, la segnaletica stradale come estrema semplificazione, voglio far notare per rimanere coi piedi per terra e ragionare in termini pratici che, nonostante l'obiettivo di superare la soglia di sbarramento al 4% prevista che per ipotesi (alquanto azzardata in positivo) potrebbe anche essere raggiunto, nella circoscrizione "Italia centrale" ad esempio, per determinare l'assegnazione di un (uno!) seggio al Parlamento europeo, la lista "L'Altra Europa con Tsipras" dovrebbe miracolosamente (ed io non credo ai miracoli) raggiungere l'insperata percentuale del 7%. Non solo, il miracolo suddetto, consentirebbe alla lista e a tutti coloro che la sostengono, di mandare in rappresentanza della lista cosiddetta di "sinistra" la moglie di Padoa Schioppa, l'anticomunista Barbara Spinelli, con buona pace di coloro che ancora credono nei miracoli. Allora dico, la domanda sorge spontanea. Che cazzo hanno fatto di male tutti quei poveracci di compagni che si sono impegnati a raccogliere firme, diffondere e sostenere questo ennesimo e fallimentare divieto di svolta a Sinistra? Ora, non è che assumendo posizioni come dire.. più consone ad un partito che si definisce comunista e anti-capitalista (per non entrare ancora una volta nel merito) si sarebbe sforato il 30% ..ma il risultato sono sicuro, sarebbe stato migliore di quello che si prospetta oggi. Anche però, volendo immaginare lo stesso risultato elettorale di oggi (che secondo me non arriverà al 3%), affermo - questo sì con estrema certezza - che non solo si sarebbe tamponata una emorragia dei consensi popolari da sinistra verso destra, ma anche i compagni avrebbero lavorato più uniti ed entusiasti ad una proposta finalmente in controtendenza con gli errori del passato (Arcobaleno, Ingroia..) e a candidature davvero espressione e riferimento delle classi subalterne. 

venerdì 4 aprile 2014

Abbi FEDE(ralismo) ..europeo

C'è qualcuno che parla di FEDEralismo europeo ad una landa desolata, gregaria degli USA, farcita di 27.000.000 di disoccupati, aggrappandosi ad un manifesto di Ventotene dai tratti già opinabili al tempo, figuriamoci oggi, totalmente decontestualizzato e smentito in tutti i propositi. Troppi Spinelli. Qualcun altro a contrappunto narra le proprietà della flessibilità dei contratti di lavoro, dell’idea che meno diritti siano un vantaggio collettivo, che la precarietà moltiplichi i posti di lavoro (i posti sì, gli occupati non mi pare), che meno salario sia la pista su cui concorrere per le imprese, come se la competitività fosse una gara ad ammazzare il cavallo e la funzione sociale delle imprese una stronzata da professoroni conservatori. Come anche la pratica in voga, secondo la quale svendere pezzi di patrimonio comune sia il toccasana per uscire dalla crisi, rendendo grazie alla troika, al fiscal compact e alla spending review. E' per questo che mi soffermo sulla radice della parola FEDEralismo. Come ogni altra, anche questa ennesima falsificazione ha bisogno di una continua fiction che si sovrapponga all'evidenza dei fatti, alla realtà. Questa ed altre (molte altre) fesserie, stanno arredando il viale del tramonto, l'ultimo tratto del tragico viaggio che segna il passaggio definitivo dalla democrazia alla oligarchia.