"VERO" compra "l'Unità" Al posto delle logorroiche
pagine culturali ci sarà un inserto dedicato allo shopping, con le
scimmie d'acqua e gli occhiali di Gramsci a raggi X. All'interno il
poster della Boschi senza veli e la prima puntata del fotoromanzo
"Larghe Intese", protagonisti gli astri nascenti Nunzia De Girolamo e
Francesco Boccia. Non perdete la prima uscita (di senno).
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mercoledì 11 marzo 2015
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mercoledì 5 novembre 2014
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giovedì 25 settembre 2014
LAVORO DIGNITA DIRITTI: NASCE LA NUOVA ASSOCIAZIONE DI PROMOZIONE SOCIALE ...
LAVORO DIGNITA DIRITTI: NASCE LA NUOVA ASSOCIAZIONE DI PROMOZIONE SOCIALE ...: Nasce # lavoro # dignità # diritti la nuova # associazione di promozione sociale a # Roma Seguici anche su Facebook Twitter e Link...
giovedì 10 luglio 2014
Fratture interne a "Die Linke": pronta a sacrificare la lotta per la pace, contro la NATO e ad allearsi con l'SPD
AC
| solidarite-internationale-pcf.over-blog.net
Traduzione
per resistenze.org
a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
30/06/2014
Ex
vetrina del Partito della Sinistra Europea (PSE), la Die Linke (La
Sinistra) ha il piombo sulle ali. Non solo non incarna un'alternativa
alla socialdemocrazia tradizionale, ma la sua svolta a destra è
sempre più evidente, anche sull'elemento identitario della lotta per
la pace.
Al
di là dei comunisti, per i progressisti, per i militanti tedeschi
della sinistra, la lotta per la pace è essenziale in un paese dove
militarismo e imperialismo hanno sempre accompagnato le peggiori
forme di dominio del capitale, di cui il nazismo è stato l'apice.
Die
Linke ha liquidato la maggior parte della eredità del movimento
comunista in Germania in favore di una concezione istituzionale,
riformista, pronta ad alleanze con la socialdemocrazia, all'adesione
alla UE capitalista. Ma almeno la lotta contro la guerra, contro
l'imperialismo, sembrava rimanere come elemento identitario.
Invece
le resistenze della "Die
Linke"
cessano agli squilli di tromba del governo tedesco che con una svolta
militarista, moltiplica gli interventi della Bundeswehr (esercito
tedesco) in Africa, e si attiva anche sul fronte orientale ucraino.
Certo,
la Linke non ha una posizione del tutto omogenea su questa questione
identitaria. Emergono distinte frazioni, legate principalmente ai
suoi deputati, in un partito a vocazione parlamentare.
Un
deputato della Linke al centro della riformulazione della politica
estera militarista tedesca
Il
giovane lupo Stefan Liebich fa parte degli attuali "riformatori":
l'ala destra favorevole a un riorientamento della politica della
Linke verso l'accompagnamento della svolta militarista della RFT.
Deputato, è membro della Commissione per gli affari esteri del
Bundestag.
Liebich
è anche un membro di spicco di varie ONG specializzate in "aiuti
allo sviluppo", nelle "missioni umanitarie", come
l'ONG "Help", indirettamente legata al governo tedesco, ma
anche all'"Atlantik-Brücke" (Atlantic Bridge), ONG che
promuove lo sviluppo dell'atlantismo attraverso scambi tra le élite
americane e tedesche.
Due
settimane fa, Liebich, ha partecipato con il deputato verde Jurgen
Trittin e la SPD Hildegaard Buhlman ad una riunione per stabilire "le
prospettive di una politica comune per la pace" da cui, secondo
Liebich, è scaturita la "plausibilità" di un accordo tra
i tre partiti, in vista di un futuro accordo di governo.
Liebich
aveva già contribuito, nell'autunno, alla redazione di un testo
"Politica estera di sinistra: prospettive di riforma",
avanzando l'idea nella sinistra di "nuove responsabilità
internazionali" per la Germania, con il sostegno agli
"interventi umanitari" all'estero e il rafforzamento del
"partenariato transatlantico" con gli Stati Uniti.
Ancora
in gennaio, Liebich ha firmato un documento con la deputata verde
Brugger, incoraggiando lo sviluppo delle missioni militari tedesche
all'estero "sotto mandato internazionale" in un'ottica
"umanitaria". Umanitaria a colpi di bombe!
Liebich
aveva anche sostenuto il dispiegamento della Bundeswehr nel
Mediterraneo nel mese di aprile.
Una
parte dei deputati della Linke pronti a sostenere una missione della
Bundeswehr all'estero, in Siria!
I
"riformatori" non si accontentano di parlare. Nel mese di
aprile hanno sdoganato un tabù della Linke: la questione del
sostegno degli interventi della Bundeswehr all'estero.
Negli
ultimi mesi, l'esercito tedesco ha accelerato l'attuazione della sua
Weltpolitik, la sua politica globale, arrivando a sostenere la
Francia in Mali e in Centro Africa.
Ha
inoltre dispiegato una missione militare nel Mediterraneo. Una
fregata con a bordo 300 soldati per effettuare il disarmo delle armi
chimiche in Siria, in collaborazione con gli Stati Uniti.
Con
il falso pretesto della minaccia delle "armi chimiche" e
della necessità dell'intervento umanitario, Gregor Gysi - uno dei
"riformatori", leader del Partito della Sinistra Europea
(PSE) - aveva tentato il colpo di forza rinnegando uno dei principi
fondativi della Linke: "Nessuna missione all'estero".
Il
sostegno dichiarato alle manovre imperialiste in Siria, alla politica
aggressiva della Germania non ha ottenuto il sostegno della
maggioranza dei membri della Die Linke: 35 hanno votato contro, 18 si
sono astenuti e cinque hanno votato per questa missione all'estero,
rivelando una frattura alla testa del partito.
Questa
non è la prima volta che il partito si divide sulla questione della
pace.
Sul
sostegno alla "Freedom Flotilla" di solidarietà con Gaza
nel giugno 2011, diversi deputati della Linke sostenevano attivamente
l'iniziativa mentre Gysi, e una decisa minoranza parlamentare, la
stigmatizzavano come una campagna antisemita e violenta.
La
direzione della Linke aveva allora proposto una mozione per vietare
la partecipazione degli eletti nella Linke alla "Freedom
Flotilla" per Gaza, in nome della lotta contro
l'"antisemitismo". Complessivamente 19 deputati avevano
rifiutato di obbedire a tale risoluzione, mentre 57 accettarono.
Ricordiamo
che Gysi aveva, al 60° anniversario dello Stato di Israele,
dichiarato: "L'antisionismo non può, o almeno non può più
essere una posizione difendibile per la sinistra in generale e per il
partito della Linke in particolare.
Nel
marzo 2012, la Linke ha persino osato sostenere le elezioni
presidenziali di Beate Klarsfeld, amico personale di Nicolas Sarkozy,
noto per la sua zelante difesa del sionismo, nella versione di destra
più estrema, più brutalmente colonialista.
Divisioni
sull'Ucraina: i "riformisti" e Gysi in difficoltà
Le
ambiguità deliberate, le smaccate negazioni, i calcoli sottili usati
per l'Ucraina dai "riformisti" non hanno raggiunto il loro
obiettivi.
Infatti,
in una prima fase, la direzione centrista della Linke con la penna
dei centristi (di destra), Bernd Reixinger, Katja Kipping e Gregor
Gysi, ha sottoscritto una dichiarazione il 2 marzo che si attestava
pressoché sulla posizione adottata dal PSE.
Fingendo
di porre sullo stesso piano i due belligeranti, lanciavano nel
documento un appello al governo tedesco e ai dirigenti europei della
UE, che hanno "un ruolo diplomatico significativo da giocare",
invocando il governo di Kiev a una "inversione", senza far
riferimento alla massiccia presenza di fascisti alla sua testa.
Questa
posizione è stata subito contestata da diversi deputati, fedeli a
certe posizioni storiche della sinistra sulla pace, in particolare
per opera di Sevim Dagdelen e Sarah Wagenknecht, che hanno puntato il
dito sulla presenza fascista nel governo ucraino, entrando in aspro
conflitto con i Verdi parlamentari. Questa rivolta della frazione
parlamentare della Linke da "sinistra" ha costretto il
capogruppo Gregor Gysi, a correggere il tiro, con mozioni
parlamentari e interventi mediatici, maggiormente critici sulla
politica occidentale e sugli sviluppi del governo ucraino.
Il
suo intervento in Parlamento il 13 giugno, si è rivelato molto più
equilibrato, critico sul ruolo dell'UE e della NATO, anche se si
rammaricava, con ispirazione gorbacheviana, di non includere Russia e
Ucraina nella "casa comune europea" (sic!).
Questo
non ha impedito a Gysi, assieme alla direzione bifronte
Rexinger/Kipping, di prendere le distanze pubblicamente dal membro
della Linke, Sevim Dagdelen che aveva osato il 4 giugno denunciare
con forza l'ipocrisia dei verdi e del socialdemocratico Ministro
degli Esteri.
Poi
ha fatto una citazione forte, prendendo a prestito Bertolt Brecht:
"Chi non conosce la verità è uno sciocco, ma chi,
conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente". Perché se
Gysi è pronto a tutto per preservare l'unità del partito, è
tuttavia una linea di "riforma dell'UE" e della "NATO"
in una prospettiva di governo "rosso-rosa-verde" a cui
aspira per il 2017.
Riformare
la NATO? La nuova moda della Linke!
Negli
ultimi mesi, Gregor Gysi ha iniziato la sua opera di rottamazione nel
partito per smussare le tradizionali posizioni antimperialiste della
sinistra tedesca.
L'esito
della lotta ha portato alla ridefinizione del programma per le
elezioni europee. Due sono gli obiettivi raggiunti da Gysi: (1)
cancellare la rivendicazione di uscita della Germania dalla NATO; (2)
rimuovere l'identificazione della UE come un "blocco
militarista, neoliberista e fondamentalmente antidemocratico".
Queste
due posizioni presumibilmente sostenute dalla sinistra del partito
sono state effettivamente cancellate dal programma del partito senza
sollevare una vera lotta interna, rivelando un sostanziale consenso
dietro il dibattito pubblico.
Ricordiamo
che Gregor Gysi era stato preso con le mani nel sacco cinque anni fa,
quando Wikileaks ha rivelato i suoi colloqui segreti con
l'ambasciatore americano a Berlino nel 2009, durante i quali lo
rassicurava sul carattere innocuo degli slogan della Linke,
sacrificando il ritiro concreto della Germania dalla NATO con
l'astratto e irrealistico scioglimento della NATO.
Nell'ottobre
2013, il dirigente del partito Katja Kipping si era spinta ancora più
lontano in pieno scandalo intercettazioni degli Stati Uniti. Aveva
denunciato l'atteggiamento degli Stati Uniti che "danneggia
irreparabilmente l'architettura di sicurezza nella regione del patto
Atlantico".
Deplorava
inoltre il fatto che la Merkel avesse realizzato troppo tardi che
"gli Stati Uniti non vogliono un'Europa forte" (Sic)
appellandosi a una trasformazione della NATO in un "partenariato
trans-atlantico per la pace".
L'alleanza
con la SPD nel 2017: l'obiettivo dichiarato dei "riformisti"
della Linke
Questa
è l'idea che sta dietro le manovre di Gysi volte a riposizionare la
politica estera nei confronti del consenso militarista dominante:
preparare una coalizione di "sinistra plurale",
"rosa-rosso-verde" per il 2017.
Secondo
gli osservatori, l'ostacolo principale rimane la politica estera
tedesca: tra SPD e Verdi che favoriscono una politica di piena
adesione alla NATO, all'UE, alle missioni all'estero, al riarmo
tedesco, e la Linke, con una presunta posizione critica verso questa
politica.
Gysi,
in una recente intervista su Deutschlandfunk,
ha insistito su questo punto: "Vogliamo un accordo sulla
politica estera, come sulla difesa, con i nostri partner di
sinistra".
A
tal fine, Gysi è pronto a vedere miraggi: "Penso che la SPD
abbia compreso che gli interventi in Afghanistan, Jugoslavia, Iraq,
Libia non siano state delle risposte, anzi hanno invece esacerbato la
tensione".
Una
considerazione che ha dell'incredibile, visto che il ministro degli
Esteri Steinmeier, della SPD, sta conducendo la politica estera più
aggressiva dell'ultimo mezzo secolo: la SPD nella "grande
coalizione" con la CDU, sostiene gli interventi in Mali, Siria,
Centrafrica!
Ma
in tutte queste interviste, sorge inevitabilmente la domanda sulla
coalizione di sinistra nel 2017. Gysi risponde sempre prudente ma per
lui: "non saranno in politica estera i fattori di maggior
disaccordo".
Un
modo intelligente per dire che per trovare un accordo, sarà
sufficiente un passo reciproco (in fin fine, un passo della Linke
verso il consenso atlantista, bellicista!). Tutti gli occhi sono
ormai rivolti alla Turingia dove l'appuntamento elettorale delle
regionali di autunno potrebbe vedere l'elezione di un presidente
della "Die Linke", Bodo Ramelow, con i voti della SPD e dei
Verdi. Una prefigurazione della "sinistra plurale" per il
2017.
Secondo
Gysi, questo fatto rappresenta "un momento importante per la
sinistra in Germania". Il leader verde locale, Katrin
Goring-Eckardt, da un lato, ha accolto con favore il lavoro di Gysi,
rallegrandosi di un "partito che ha liquidato l'eredità del SED
[Partito
socialista unificato tedesco]" per diventare un "vero
partito socialdemocratico". Dall'altro, ha espresso
preoccupazione per la posizione di alcuni membri della Linke,
ostacolo per una coalizione sia a livello regionale che nazionale.
Va
ricordato che la SPD attualmente governa Turingia... con i
conservatori della CDU!
Si
comprendono i giochi di equilibrio di Gysi, che si vede già Ministro
degli Esteri della Germania dopo essere stato burocrate e dissidente
della DDR, aggiustando la linea a seconda dell'opposizione interna,
lanciando palloncini di prova per far convergere la sua politica
estera verso le posizioni europeiste, militariste e atlantiste di SPD
e Verdi.
Ma
il popolo tedesco merita molto di più che i suoi calcoli politici,
ha bisogno di una organizzazione politica rivoluzionaria, una
organizzazione di lotta che dica chiaro e forte: mai più guerre, mai
più rinascita del militarismo e dell'imperialismo tedesco!
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martedì 8 luglio 2014
TUTTI CONTRO TUTTI? NO, CONTRO UNO..
“I
preparativi per la Settimana dell’Odio erano in pieno fervore e
l’intero personale dei Ministeri prestava la sua opera volontaria
al di fuori dell’orario di lavoro. Si dovevano organizzare cortei,
riunioni, parate militari, conferenze, apprestare pannelli
didascalici in cera, preparare spettacoli cinematografici e programmi
televisivi. Si dovevano montare tribune, costruire effigi, coniare
slogan, comporre canti, far circolare notizie false, contraffare
fotografie. Al Reparto Finzione era stato disposto che la squadra di
Julia interrompesse la produzione di romanzi per stampare in tutta
fretta una serie di libelli sulle atrocità commesse dal nemico.“
[1984, George Orwell]
Stavolta
il capro espiatorio, rituale ebraico (sic!) è Marino che non sarò
certo io a difendere.. ma il PD romano, regista dietro le quinte
dell'operazione "fuoco amico sul sindaco", ne esce ancora
una volta indenne. Tra scaltri attori e figuranti paraculi in
malafede e ingenui e superficiali coreuti da strapazzo.. i
palazzinari ed i poteri forti del commercio e della mala, se la
caveranno anche stavolta senza un graffio. Le mummie della cultura
che si rivoltano contro le piramidi della politica. Scontro tra
tétani ospitato sul palcoscenico de la Repubblica (che non è quella
di Platone) ma in realtà è un tiro a segno ad un bersaglio
immobile, una levata di scudi (anzi di frecce) che ricorda tanto la
Hate
Week
di orwelliana memoria. La Settimana dell'Odio,
nel 1984 immaginato da Orwell nel 1948, consisteva infatti in una
settimana di raduni, convegni, riunioni ed altri eventi pubblici
organizzati in tutta l'Oceania con lo scopo di incrementare l'odio
dei prolet e dei membri del Partito contro i nemici interni. Ora,
lungi da me l'idea di voler togliere dai guai l'elefante marino in
oggetto, siamo proprio certi che il problema sia (tutto) lì? E'
preoccupante che la disoccupazione preoccupi meno delle occupazioni,
parlando del Valle, dell'Angelo Mai (citando le più in vista) ma non
è che si sta cercando di strumentalizzare delle lotte autentiche e
giuste e che queste ultime sottovalutino in tal senso l'abbraccio
mortale di personaggi come Lavia e Placido che nelle torbide acque
del limbo tra potere e cultura hanno sguazzato per decenni e che
probabilmente, vi si continuano a nutrire indisturbati, crescendo a
dismisura come pesci siluro nel lago di Balaton? Allora, da brave
persone come Medici e soprattutto dai militanti e dagli occupanti
attivi m'aspetterei, se non altro per maggiore completezza ed
incisività, un attacco anche e soprattutto ai veri mandanti (il PD
romano lo conosciamo da anni), più che esclusivamente e direttamente
al sindaco che ha senz'altro le sue colpe che non sono poche, a
cominciare dalla sua scelta di farsi candidare da chi di candido ha
solo il collo della camicia. Ma chi si dice sinistra "radicale”,
invece di fare i "selfie" davanti ad improbabili bar
storici che di storico non hanno nemmeno una bottiglia, avessero
sostenuto l'alternativa, invece che 'sta mummia, forse qualcosa
sarebbe andata meglio. Ogni riferimento a SEL NON è puramente
casuale.
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giovedì 12 giugno 2014
13-14-15 GIUGNO - DELIBERIAMO ROMA
13-14-15
GIUGNO - DELIBERIAMO ROMA
Tre
anni fa più di 26 milioni di italiani dicevano sì al referendum per
l’acqua pubblica,
un risultato di democrazia che i precedenti governi hanno provato a
cancellare, e che oggi è nuovamente sotto attacco. A
tre anni da quella vittoria, la coalizione sociale di Deliberiamo
Roma - e le sue quattro delibere di iniziativa popolare per la scuola
pubblica, l'uso sociale del patrimonio immobiliare abbandonato, la
ripubblicizzazione di Acea e la finanza sociale - promuove tre
giornate di sensibilizzazione e mobilitazione per la difesa dei beni
comuni e per la valorizzazione della politica intesa come
partecipazione e attivazione della cittadinanza per decidere sul
destino dei propri territori. In
tre giorni, oltre 40 piazze, mercati e ville in tutti i municipi
saranno invasi da banchetti e iniziative per la raccolta firme. Accanto
alle iniziative territoriali, ce ne sarà una cittadina: sabato 14
giugno dalle ore 20.30 vi invitamo in Piazza Sauli a Garbatella con
cena sociale, presentazione delle delibere e concerto della Banda
Jorona, a seguire djset Rotas, Gigi selecta outta Baracca Sound
(ingresso libero). Liberiamo
Roma dalla speculazione e dalle privatizzazioni, utilizzando le sue
molteplici risorse e migliorare le condizioni di vita di tutti i suoi
abitanti.
Maggiori info su www.deliberiamoroma.org
IL CALENDARIO DELLE INIZIATIVE E I LUOGHI DEI BANCHETTI DOVE FIRMARE:
Venerdì 13 GIUGNO
- Deliberiamo al mercato, Via Marino Mazzacurati, Orario 9-13,00
- Deliberiamo in piazza, Piazza San Giovanni, Orario 10-13
- Deliberiamo in piazza, Piazza della Marranella, Orario 10-13
- Deliberiamo Cinecittà, Centro commerciale Cinecittà 2, Orario 9-13
- Notte bianca alla Sapienza, Università La Sapienza, Orario 19-1,00
- Festa Rossa a Montagnola, Parco del Caravaggio - Viale delle Accademie, Orario 19-22,30
- RockAfreak, Via di Porta Labicana 24, Ore 20,30-23
- Porte aperte alle Ca7, Serate di cena e musica, Via delle Sette Chiese 186, Orario 20-24
- Giardini di piazza Vittorio, Tutto il mondo è paese, Orario 18-22
Sabato 14 GIUGNO
- Deliberiamo al mercato, Acilia, Via Gino Bonichi, Orario 9-13
- Deliberiamo al mercato, Isola Pedonale del Pigneto, Orario 9-14
- Deliberiamo in piazza, Piazza Cicetti, Orario 9-13
- Deliberiamo in piazza, Piazza delle Iris, Orario 10-13
- Deliberiamo al mercato, Via Alvaro Corrado, Orario 10-13
- Deliberiamo al mercato, P.zza degli Euganei, Orario 10-13
- Deliberiamo al mercato, Val Melaina, Via Conti, Orario 10.30-13
- Deliberiamo al mercato, Garbatella, Via Circonvallazione Ostiense, Orario 10.30-13
- Deliberiamo al mercato, Banchetto all’ingresso del Mercato Trionfale, Orario 10-13
- Deliberiamo al mercato, Labaro, Pianna Nimis, Orario 9,30-13,30
- Deliberiamo al mercato, Via Alberto Da Giussano, Orario 10-13
- Deliberiamo Cinecittà, Centro commerciale Cinecittà 2, Orario 9-13
- Deliberiamo in piazza, Piazza Vittorio, Orario 10-13
- Deliberiamo il metrò, Stazione della Metropolitana, P.zza Conca d’Oro, Orario 10-13
- Banchetto alla Posta, Ufficio postale, Viale Adriatico, Orario 10.30-13
- Tutto il mondo è paese, Giardini di piazza Vittorio, Orario 18-23
- Festa Rossa a Montagnola, Parco del Caravaggio - Viale delle Accademie, Orario 19-22,30
- Deliberiamo il Cinema America, Arena del Cinema America Occupato, Piazza San Cosimato, Orario 19-1.00
- Deliberiamo il Teatro Valle Occupato, Via del Teatro Valle, Ore 19-1.00
- Deliberiamo in piazza, Ricomincio da tre…, Piazza Damiano Sauli, Orario 20-23
DOMENICA 15 GIUGNO
- Deliberiamo al mercato, Via Conti, Orario 10-14
- Deliberiamo al mercato, Via Alvaro Corrado, Orario 10-14
- Deliberiamo al mercato, P.zza degli Euganei, Orario 10-14
- Deliberiamo al mercato, Conca D’Oro, Via di Conca D’Oro, Orario 10.30-13.30
- Deliberiamo al mercato, Mercatino di Lucha Y Siesta, Orario 10-19
- Banchetto alle Poste, Poste Italiane, Viale Adriatico, Orario 10-14
- Deliberiamo il metrò, Stazione della Metropolitana, P.zza Conca d’Oro, Orario 10-14
- San Tommaso Market V edizione, Via San Tommaso D’Aquino 11/A, Orario 12- 20
- Tutto il mondo è paese, Giardini di Piazza Vittorio, Orario 18-23
- Festa Rossa a Montagnola, Parco del Caravaggio - Viale delle Accademie, Orario 19-22,30
- Villa Pamphili, ingresso San Pancrazio, Largo 3 Giugno 1849, Orario 17-20
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Roma, Italia
sabato 7 giugno 2014
Evviva, brindiamo! Abbiamo perso!
...e
nemmeno dignitosamente. La faccia e le elezioni. Evviva i grandi
propositi di unità della sinistra espressi dalla Lista e che
continuano ad affascinare e stuzzicare le fantasie di qualcuno che
vorrebbe addirittura farne delle case. C'eravamo tanto Amato ma..
tanto per cominciare, alla fine girano due petizioni: una chiede che
la “compagna”
Spinelli rinunci al seggio come aveva solennemente promesso, l'altra
chiede di mandarla a Strasburgo, forse perché evidentemente la
sinistra non può fare a meno del suo liberalismo chic o forse perché
il “tanto
peggio, tanto meglio”
inizia a strutturarsi seriamente anche dalle nostre parti. A me
interessa poco, avevo già molti dubbi sulla estemporanea e
verticistica natura della Lista, immaginando anche stavolta che
questa litanìa sull'unità delle sinistre avrebbe finito per unire i
vertici dividendo la base. Stessa pratica, stesse dinamiche a tutti i
livelli. Non è colpa dell'astensionismo o delle divisioni, mali che
permangono a causa dell'ambizione delle residuali élite
di questa specie di sinistra a tenersi aggrappate a poltrone e
potere, piccoli o grandi che siano, se il raggiungimento striminzito
del quorum d'ingresso rappresenta, al di là dei festeggiamenti e dei
manifesti entusiasmi, un ulteriore flessione elettorale del 35%
rispetto a cinque anni fa. Colpa del dissolversi di quella buona
pratica che si chiama “elaborazione politica”, sormontata ormai
da una melassa demagogica che ha fatto (e
continua a far)
filtrare soltanto discorsi generici e slogan tali così scontati, da
essere adottati in varia misura ovvio, da tutte le forze in
competizione. Per Cinque Stelle e Lega, per Fratelli d'Italia, il PD
e Forza Italia, fino addirittura a Scelta Civica, il coro è
pressoché unanime: l'austerity è diventato il nemico comune. Così
la Lista è finita nel buio dell'anonimato politico, prima che
identitario. Più che dell'ennesimo errore, il risultato elettorale,
tanto più marginale quanto più sonoramente festeggiato, è sintomo
dello stato confusionale in cui versa la Sinistra tutta ma peggio
ancora quella che molti, in preda ad un delirio, più che ad un
desiderio di rappresentanza, ostinatamente continuano a chiamare
sinistra radicale. Forse che l'aggettivo “radicale” è di
pannelliana memoria, deriva dal ruolo ormai consolidato della base di
raccogliere firme per qualsiasi cosa, onde poi scomparire nel limbo
dei referendum e delle liste più o meno civiche, a-partitiche,
post-ideologiche, rosa, fucsia, violette, etc. E' l'effetto aspirina,
la base di Rifondazione che si fa un gran culo per dare il principio
attivo al bicchier d'acqua il quale, a giochi fatti, ad effervescenza
elettorale conclusa, torna ad esere trasparente ed incolore. Il
desiderio di rappresentanza esiste eccome certo. Diritto di
cittadinanza. Perché allora allinearsi con quella retorica che –
ad uso e consumo capitalista e liberista – maldestramente lo taccia
di nazionalismo e populismo? Perché accodarsi al coro di chi ne
svaluta la portata politica? Merita maggior gloria forse questa forma
di subdolo filo-europeismo, camuffato per i palati più esigenti da
internazionalismo, funzionale solo al capitale finanziario o nel
migliore dei casi ad una forma di imperialismo europeo, sempre e
comunque subordinato a quello USA? Questo appiattimento, non è reso
evidente per esempio, dalla posizione supina ed embedded,
della stampa e delle forze politiche tutte sull'Ucraina, la Siria, la
Libia, la Palestina, il Venezuela, la Nord Corea, l'Iran? Ad un
occhio critico ed intelligente, con una una minima conoscenza del
funzionamento delle istituzioni continentali ed i meccanismi della
Ue, dovrebbe infine esser chiaro, come allo stato attuale, qualunque
opportunità di cambiamento può immaginarsi soltanto attraverso gli
Stati nazionali e non certo all'interno delle stesse istituzioni
europee che di fatto negano alla radice qualsiasi possibilità di
espressione della volontà popolare. Figuriamoci se, con le
differenze preesistenti tra i popoli europei, più quelle che le
politiche economiche hanno acuito (alla faccia dell'europeismo di
facciata), possiamo verosimilmente aspettarci una unità delle classi
subalterne attorno ad un progetto politico comune. Chiediamoci
infatti perché, qualunque sia il tono, lievemente critico o benevolo
verso tali istituzioni, che sia detto il bene o il male, secondo i
media istituzionali e le principali testate giornalistiche italiane e
continentali, sono sempre le istituzioni europee a negare o concedere
cambiamenti di rotta, a consolidare e dettare le riforme
istituzionali, a rilanciare o a frenare le politiche economiche. La
Commissione Europea (e
non il Parlamento eletto) con
l'imposizione ai Popoli (non)
sovrani di accordi tra Stati membri, presentati con grande enfasi
europeista, pompose e costosissime strette di mano tra primi ministri
non eletti, avvita e strangola le economie locali in una crisi
irreversibile con disoccupazione ai massimi storici e concessioni
funzionali sempre agli stessi beneficiari: i grandi investitori
finanziari privati. La BCE con le manovre farsa di Draghi, fa il
gioco della propaganda EUROpeista,
sia in Italia che in Germania. Da noi dipinto come superMario
(originali
sic!),
il baluardo italiano nel cuore del territorio della cattiva e nemica
BundesBank e ai tedeschi, raccontato come il guastafeste
mangia-spaghetti di Francoforte, la piccola e rognosa piattola
italiana tra i coglioni, freno alla totale egemonia continentale
germanica, capro espiatorio per le politiche economiche tedesche al
suo interno (vedi mini-job e politiche sulla immigrazione).
SuperMario quindi, è funzionale ad entrambi i (finti)
contendenti, sia sul piano nazional-campanilista
(Italia vs Germania)
sia su quello pseudo-politico bipartisan/bipolarista (PPE/PSE).
Le sue operazioni infatti, sono annunciate ogni volta da noi,
solidali e devoti paesani, come “storiche” e “salvifiche” ma
Draghi, essendo come tutti i suoi onorevoli colleghi, prima banchiere
e poi (forse) italiano, le misure di cui sopra, come l'ennesima
recente riduzione del tasso d'interesse, le vara per permettere alle
banche di usufruire dell'abbassamento dei tassi e gettarsi a
capofitto su redditizie speculazioni e scommettere sul debito degli
Stati come il nostro, altro che iniezioni di liquidità, come una
banca centrale dovrebbe fare. Mai e poi mai, le seppur fittizie luci
in fondo al tunnel, vengono attribuite ad un governo nazionale. Le
uniche constatazioni che la stampa e i media riportano sono i
commenti su chi e come fa bene o male i compiti. La confusione regna
sovrana e on si va lontano in questo modo. Evitando, di mettere in
crisi la governance
italiana che si adagia completamente sui poteri forti continentali
visibili e soprattutto invisibili, viene scambiata per politically
correct e tutti in coro a gridare allo scandalo mediatico guardando
il dito e mai la luna capitalista. Evidente questo, anche dallo
scandalo con cui è stato accolto il dialogo tra Grillo e Farage.
L'unica ragione vera per cui la sinistra dovrebbe guardare con
estrema diffidenza a Farage e all'accordo eventuale con i grillini
consiste nel fatto che il leader inglese è un convinto
ultraliberista, fautore delle regole universali del profitto e del
mercato. Ma questa è politica e di politica non si deve parlare. La
retorica gestisce le tesi e la democrazia millantata è il cavallo di
troia della dittatura liberista.
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Ubicazione:
Strasburgo, Francia
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