ARGOMENTI:

mercoledì 11 marzo 2015

Sarà VERO

"VERO" compra "l'Unità" Al posto delle logorroiche pagine culturali ci sarà un inserto dedicato allo shopping, con le scimmie d'acqua e gli occhiali di Gramsci a raggi X. All'interno il poster della Boschi senza veli e la prima puntata del fotoromanzo "Larghe Intese", protagonisti gli astri nascenti Nunzia De Girolamo e Francesco Boccia. Non perdete la prima uscita (di senno).

mercoledì 5 novembre 2014

- N.E.T. Nuove Entità Teatrali -

- N.E.T. Nuove Entità Teatrali -
 

Sei spettacoli in sei serate a novembre
Rassegna per misurare la temperatura del teatro di oggi
 
@ M.A.T.T.A. Pescara 

Via Gran Sasso, 51
 
INGRESSO: 10 Euro, posto unico

giovedì 25 settembre 2014

giovedì 10 luglio 2014

Fratture interne a "Die Linke": pronta a sacrificare la lotta per la pace, contro la NATO e ad allearsi con l'SPD

AC | solidarite-internationale-pcf.over-blog.net
Traduzione per resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
30/06/2014
Ex vetrina del Partito della Sinistra Europea (PSE), la Die Linke (La Sinistra) ha il piombo sulle ali. Non solo non incarna un'alternativa alla socialdemocrazia tradizionale, ma la sua svolta a destra è sempre più evidente, anche sull'elemento identitario della lotta per la pace.
Al di là dei comunisti, per i progressisti, per i militanti tedeschi della sinistra, la lotta per la pace è essenziale in un paese dove militarismo e imperialismo hanno sempre accompagnato le peggiori forme di dominio del capitale, di cui il nazismo è stato l'apice.
Die Linke ha liquidato la maggior parte della eredità del movimento comunista in Germania in favore di una concezione istituzionale, riformista, pronta ad alleanze con la socialdemocrazia, all'adesione alla UE capitalista. Ma almeno la lotta contro la guerra, contro l'imperialismo, sembrava rimanere come elemento identitario.
Invece le resistenze della "Die Linke" cessano agli squilli di tromba del governo tedesco che con una svolta militarista, moltiplica gli interventi della Bundeswehr (esercito tedesco) in Africa, e si attiva anche sul fronte orientale ucraino.
Certo, la Linke non ha una posizione del tutto omogenea su questa questione identitaria. Emergono distinte frazioni, legate principalmente ai suoi deputati, in un partito a vocazione parlamentare.
Un deputato della Linke al centro della riformulazione della politica estera militarista tedesca
Il giovane lupo Stefan Liebich fa parte degli attuali "riformatori": l'ala destra favorevole a un riorientamento della politica della Linke verso l'accompagnamento della svolta militarista della RFT. Deputato, è membro della Commissione per gli affari esteri del Bundestag.
Liebich è anche un membro di spicco di varie ONG specializzate in "aiuti allo sviluppo", nelle "missioni umanitarie", come l'ONG "Help", indirettamente legata al governo tedesco, ma anche all'"Atlantik-Brücke" (Atlantic Bridge), ONG che promuove lo sviluppo dell'atlantismo attraverso scambi tra le élite americane e tedesche.
Due settimane fa, Liebich, ha partecipato con il deputato verde Jurgen Trittin e la SPD Hildegaard Buhlman ad una riunione per stabilire "le prospettive di una politica comune per la pace" da cui, secondo Liebich, è scaturita la "plausibilità" di un accordo tra i tre partiti, in vista di un futuro accordo di governo.
Liebich aveva già contribuito, nell'autunno, alla redazione di un testo "Politica estera di sinistra: prospettive di riforma", avanzando l'idea nella sinistra di "nuove responsabilità internazionali" per la Germania, con il sostegno agli "interventi umanitari" all'estero e il rafforzamento del "partenariato transatlantico" con gli Stati Uniti.
Ancora in gennaio, Liebich ha firmato un documento con la deputata verde Brugger, incoraggiando lo sviluppo delle missioni militari tedesche all'estero "sotto mandato internazionale" in un'ottica "umanitaria". Umanitaria a colpi di bombe!
Liebich aveva anche sostenuto il dispiegamento della Bundeswehr nel Mediterraneo nel mese di aprile.
Una parte dei deputati della Linke pronti a sostenere una missione della Bundeswehr all'estero, in Siria!
I "riformatori" non si accontentano di parlare. Nel mese di aprile hanno sdoganato un tabù della Linke: la questione del sostegno degli interventi della Bundeswehr all'estero.
Negli ultimi mesi, l'esercito tedesco ha accelerato l'attuazione della sua Weltpolitik, la sua politica globale, arrivando a sostenere la Francia in Mali e in Centro Africa.
Ha inoltre dispiegato una missione militare nel Mediterraneo. Una fregata con a bordo 300 soldati per effettuare il disarmo delle armi chimiche in Siria, in collaborazione con gli Stati Uniti.
Con il falso pretesto della minaccia delle "armi chimiche" e della necessità dell'intervento umanitario, Gregor Gysi - uno dei "riformatori", leader del Partito della Sinistra Europea (PSE) - aveva tentato il colpo di forza rinnegando uno dei principi fondativi della Linke: "Nessuna missione all'estero".
Il sostegno dichiarato alle manovre imperialiste in Siria, alla politica aggressiva della Germania non ha ottenuto il sostegno della maggioranza dei membri della Die Linke: 35 hanno votato contro, 18 si sono astenuti e cinque hanno votato per questa missione all'estero, rivelando una frattura alla testa del partito.
Questa non è la prima volta che il partito si divide sulla questione della pace.
Sul sostegno alla "Freedom Flotilla" di solidarietà con Gaza nel giugno 2011, diversi deputati della Linke sostenevano attivamente l'iniziativa mentre Gysi, e una decisa minoranza parlamentare, la stigmatizzavano come una campagna antisemita e violenta.
La direzione della Linke aveva allora proposto una mozione per vietare la partecipazione degli eletti nella Linke alla "Freedom Flotilla" per Gaza, in nome della lotta contro l'"antisemitismo". Complessivamente 19 deputati avevano rifiutato di obbedire a tale risoluzione, mentre 57 accettarono.
Ricordiamo che Gysi aveva, al 60° anniversario dello Stato di Israele, dichiarato: "L'antisionismo non può, o almeno non può più essere una posizione difendibile per la sinistra in generale e per il partito della Linke in particolare.
Nel marzo 2012, la Linke ha persino osato sostenere le elezioni presidenziali di Beate Klarsfeld, amico personale di Nicolas Sarkozy, noto per la sua zelante difesa del sionismo, nella versione di destra più estrema, più brutalmente colonialista.
Divisioni sull'Ucraina: i "riformisti" e Gysi in difficoltà
Le ambiguità deliberate, le smaccate negazioni, i calcoli sottili usati per l'Ucraina dai "riformisti" non hanno raggiunto il loro obiettivi.
Infatti, in una prima fase, la direzione centrista della Linke con la penna dei centristi (di destra), Bernd Reixinger, Katja Kipping e Gregor Gysi, ha sottoscritto una dichiarazione il 2 marzo che si attestava pressoché sulla posizione adottata dal PSE.
Fingendo di porre sullo stesso piano i due belligeranti, lanciavano nel documento un appello al governo tedesco e ai dirigenti europei della UE, che hanno "un ruolo diplomatico significativo da giocare", invocando il governo di Kiev a una "inversione", senza far riferimento alla massiccia presenza di fascisti alla sua testa.
Questa posizione è stata subito contestata da diversi deputati, fedeli a certe posizioni storiche della sinistra sulla pace, in particolare per opera di Sevim Dagdelen e Sarah Wagenknecht, che hanno puntato il dito sulla presenza fascista nel governo ucraino, entrando in aspro conflitto con i Verdi parlamentari. Questa rivolta della frazione parlamentare della Linke da "sinistra" ha costretto il capogruppo Gregor Gysi, a correggere il tiro, con mozioni parlamentari e interventi mediatici, maggiormente critici sulla politica occidentale e sugli sviluppi del governo ucraino.
Il suo intervento in Parlamento il 13 giugno, si è rivelato molto più equilibrato, critico sul ruolo dell'UE e della NATO, anche se si rammaricava, con ispirazione gorbacheviana, di non includere Russia e Ucraina nella "casa comune europea" (sic!).
Questo non ha impedito a Gysi, assieme alla direzione bifronte Rexinger/Kipping, di prendere le distanze pubblicamente dal membro della Linke, Sevim Dagdelen che aveva osato il 4 giugno denunciare con forza l'ipocrisia dei verdi e del socialdemocratico Ministro degli Esteri.
Poi ha fatto una citazione forte, prendendo a prestito Bertolt Brecht: "Chi non conosce la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente". Perché se Gysi è pronto a tutto per preservare l'unità del partito, è tuttavia una linea di "riforma dell'UE" e della "NATO" in una prospettiva di governo "rosso-rosa-verde" a cui aspira per il 2017.
Riformare la NATO? La nuova moda della Linke!
Negli ultimi mesi, Gregor Gysi ha iniziato la sua opera di rottamazione nel partito per smussare le tradizionali posizioni antimperialiste della sinistra tedesca.
L'esito della lotta ha portato alla ridefinizione del programma per le elezioni europee. Due sono gli obiettivi raggiunti da Gysi: (1) cancellare la rivendicazione di uscita della Germania dalla NATO; (2) rimuovere l'identificazione della UE come un "blocco militarista, neoliberista e fondamentalmente antidemocratico".
Queste due posizioni presumibilmente sostenute dalla sinistra del partito sono state effettivamente cancellate dal programma del partito senza sollevare una vera lotta interna, rivelando un sostanziale consenso dietro il dibattito pubblico.
Ricordiamo che Gregor Gysi era stato preso con le mani nel sacco cinque anni fa, quando Wikileaks ha rivelato i suoi colloqui segreti con l'ambasciatore americano a Berlino nel 2009, durante i quali lo rassicurava sul carattere innocuo degli slogan della Linke, sacrificando il ritiro concreto della Germania dalla NATO con l'astratto e irrealistico scioglimento della NATO.
Nell'ottobre 2013, il dirigente del partito Katja Kipping si era spinta ancora più lontano in pieno scandalo intercettazioni degli Stati Uniti. Aveva denunciato l'atteggiamento degli Stati Uniti che "danneggia irreparabilmente l'architettura di sicurezza nella regione del patto Atlantico".
Deplorava inoltre il fatto che la Merkel avesse realizzato troppo tardi che "gli Stati Uniti non vogliono un'Europa forte" (Sic) appellandosi a una trasformazione della NATO in un "partenariato trans-atlantico per la pace".
L'alleanza con la SPD nel 2017: l'obiettivo dichiarato dei "riformisti" della Linke
Questa è l'idea che sta dietro le manovre di Gysi volte a riposizionare la politica estera nei confronti del consenso militarista dominante: preparare una coalizione di "sinistra plurale", "rosa-rosso-verde" per il 2017.
Secondo gli osservatori, l'ostacolo principale rimane la politica estera tedesca: tra SPD e Verdi che favoriscono una politica di piena adesione alla NATO, all'UE, alle missioni all'estero, al riarmo tedesco, e la Linke, con una presunta posizione critica verso questa politica.
Gysi, in una recente intervista su Deutschlandfunk, ha insistito su questo punto: "Vogliamo un accordo sulla politica estera, come sulla difesa, con i nostri partner di sinistra".
A tal fine, Gysi è pronto a vedere miraggi: "Penso che la SPD abbia compreso che gli interventi in Afghanistan, Jugoslavia, Iraq, Libia non siano state delle risposte, anzi hanno invece esacerbato la tensione".
Una considerazione che ha dell'incredibile, visto che il ministro degli Esteri Steinmeier, della SPD, sta conducendo la politica estera più aggressiva dell'ultimo mezzo secolo: la SPD nella "grande coalizione" con la CDU, sostiene gli interventi in Mali, Siria, Centrafrica!
Ma in tutte queste interviste, sorge inevitabilmente la domanda sulla coalizione di sinistra nel 2017. Gysi risponde sempre prudente ma per lui: "non saranno in politica estera i fattori di maggior disaccordo".
Un modo intelligente per dire che per trovare un accordo, sarà sufficiente un passo reciproco (in fin fine, un passo della Linke verso il consenso atlantista, bellicista!). Tutti gli occhi sono ormai rivolti alla Turingia dove l'appuntamento elettorale delle regionali di autunno potrebbe vedere l'elezione di un presidente della "Die Linke", Bodo Ramelow, con i voti della SPD e dei Verdi. Una prefigurazione della "sinistra plurale" per il 2017.
Secondo Gysi, questo fatto rappresenta "un momento importante per la sinistra in Germania". Il leader verde locale, Katrin Goring-Eckardt, da un lato, ha accolto con favore il lavoro di Gysi, rallegrandosi di un "partito che ha liquidato l'eredità del SED [Partito socialista unificato tedesco]" per diventare un "vero partito socialdemocratico". Dall'altro, ha espresso preoccupazione per la posizione di alcuni membri della Linke, ostacolo per una coalizione sia a livello regionale che nazionale.
Va ricordato che la SPD attualmente governa Turingia... con i conservatori della CDU!
Si comprendono i giochi di equilibrio di Gysi, che si vede già Ministro degli Esteri della Germania dopo essere stato burocrate e dissidente della DDR, aggiustando la linea a seconda dell'opposizione interna, lanciando palloncini di prova per far convergere la sua politica estera verso le posizioni europeiste, militariste e atlantiste di SPD e Verdi.
Ma il popolo tedesco merita molto di più che i suoi calcoli politici, ha bisogno di una organizzazione politica rivoluzionaria, una organizzazione di lotta che dica chiaro e forte: mai più guerre, mai più rinascita del militarismo e dell'imperialismo tedesco!

martedì 8 luglio 2014

TUTTI CONTRO TUTTI? NO, CONTRO UNO..

“I preparativi per la Settimana dell’Odio erano in pieno fervore e l’intero personale dei Ministeri prestava la sua opera volontaria al di fuori dell’orario di lavoro. Si dovevano organizzare cortei, riunioni, parate militari, conferenze, apprestare pannelli didascalici in cera, preparare spettacoli cinematografici e programmi televisivi. Si dovevano montare tribune, costruire effigi, coniare slogan, comporre canti, far circolare notizie false, contraffare fotografie. Al Reparto Finzione era stato disposto che la squadra di Julia interrompesse la produzione di romanzi per stampare in tutta fretta una serie di libelli sulle atrocità commesse dal nemico.“ [1984, George Orwell]
Stavolta il capro espiatorio, rituale ebraico (sic!) è Marino che non sarò certo io a difendere.. ma il PD romano, regista dietro le quinte dell'operazione "fuoco amico sul sindaco", ne esce ancora una volta indenne. Tra scaltri attori e figuranti paraculi in malafede e ingenui e superficiali coreuti da strapazzo.. i palazzinari ed i poteri forti del commercio e della mala, se la caveranno anche stavolta senza un graffio. Le mummie della cultura che si rivoltano contro le piramidi della politica. Scontro tra tétani ospitato sul palcoscenico de la Repubblica (che non è quella di Platone) ma in realtà è un tiro a segno ad un bersaglio immobile, una levata di scudi (anzi di frecce) che ricorda tanto la Hate Week di orwelliana memoria. La Settimana dell'Odio, nel 1984 immaginato da Orwell nel 1948, consisteva infatti in una settimana di raduni, convegni, riunioni ed altri eventi pubblici organizzati in tutta l'Oceania con lo scopo di incrementare l'odio dei prolet e dei membri del Partito contro i nemici interni. Ora, lungi da me l'idea di voler togliere dai guai l'elefante marino in oggetto, siamo proprio certi che il problema sia (tutto) lì? E' preoccupante che la disoccupazione preoccupi meno delle occupazioni, parlando del Valle, dell'Angelo Mai (citando le più in vista) ma non è che si sta cercando di strumentalizzare delle lotte autentiche e giuste e che queste ultime sottovalutino in tal senso l'abbraccio mortale di personaggi come Lavia e Placido che nelle torbide acque del limbo tra potere e cultura hanno sguazzato per decenni e che probabilmente, vi si continuano a nutrire indisturbati, crescendo a dismisura come pesci siluro nel lago di Balaton? Allora, da brave persone come Medici e soprattutto dai militanti e dagli occupanti attivi m'aspetterei, se non altro per maggiore completezza ed incisività, un attacco anche e soprattutto ai veri mandanti (il PD romano lo conosciamo da anni), più che esclusivamente e direttamente al sindaco che ha senz'altro le sue colpe che non sono poche, a cominciare dalla sua scelta di farsi candidare da chi di candido ha solo il collo della camicia. Ma chi si dice sinistra "radicale”, invece di fare i "selfie" davanti ad improbabili bar storici che di storico non hanno nemmeno una bottiglia, avessero sostenuto l'alternativa, invece che 'sta mummia, forse qualcosa sarebbe andata meglio. Ogni riferimento a SEL NON è puramente casuale.

giovedì 12 giugno 2014

13-14-15 GIUGNO - DELIBERIAMO ROMA

13-14-15 GIUGNO - DELIBERIAMO ROMA
Tre anni fa più di 26 milioni di italiani dicevano sì al referendum per l’acqua pubblica, un risultato di democrazia che i precedenti governi hanno provato a cancellare, e che oggi è nuovamente sotto attacco. A tre anni da quella vittoria, la coalizione sociale di Deliberiamo Roma - e le sue quattro delibere di iniziativa popolare per la scuola pubblica, l'uso sociale del patrimonio immobiliare abbandonato, la ripubblicizzazione di Acea e la finanza sociale - promuove tre giornate di sensibilizzazione e mobilitazione per la difesa dei beni comuni e per la valorizzazione della politica intesa come partecipazione e attivazione della cittadinanza per decidere sul destino dei propri territori. In tre giorni, oltre 40 piazze, mercati e ville in tutti i municipi saranno invasi da banchetti e iniziative per la raccolta firme. Accanto alle iniziative territoriali, ce ne sarà una cittadina: sabato 14 giugno dalle ore 20.30 vi invitamo in Piazza Sauli a Garbatella con cena sociale, presentazione delle delibere e concerto della Banda Jorona, a seguire djset Rotas, Gigi selecta outta Baracca Sound (ingresso libero). Liberiamo Roma dalla speculazione e dalle privatizzazioni, utilizzando le sue molteplici risorse e migliorare le condizioni di vita di tutti i suoi abitanti.


Maggiori info su www.deliberiamoroma.org


IL CALENDARIO DELLE INIZIATIVE E I LUOGHI DEI BANCHETTI DOVE FIRMARE:


Venerdì 13 GIUGNO
- Deliberiamo al mercato, Via Marino Mazzacurati, Orario 9-13,00
- Deliberiamo in piazza, Piazza San Giovanni, Orario 10-13
- Deliberiamo in piazza, Piazza della Marranella, Orario 10-13
- Deliberiamo Cinecittà, Centro commerciale Cinecittà 2, Orario 9-13
- Notte bianca alla Sapienza, Università La Sapienza, Orario 19-1,00
- Festa Rossa a Montagnola, Parco del Caravaggio - Viale delle Accademie, Orario 19-22,30
- RockAfreak, Via di Porta Labicana 24, Ore 20,30-23
- Porte aperte alle Ca7, Serate di cena e musica, Via delle Sette Chiese 186, Orario 20-24
- Giardini di piazza Vittorio, Tutto il mondo è paese, Orario 18-22


Sabato 14 GIUGNO
- Deliberiamo al mercato, Acilia, Via Gino Bonichi, Orario 9-13
- Deliberiamo al mercato, Isola Pedonale del Pigneto, Orario 9-14
- Deliberiamo in piazza, Piazza Cicetti, Orario 9-13
- Deliberiamo in piazza, Piazza delle Iris, Orario 10-13
- Deliberiamo al mercato, Via Alvaro Corrado, Orario 10-13
- Deliberiamo al mercato, P.zza degli Euganei, Orario 10-13
- Deliberiamo al mercato, Val Melaina, Via Conti, Orario 10.30-13
- Deliberiamo al mercato, Garbatella, Via Circonvallazione Ostiense, Orario 10.30-13
- Deliberiamo al mercato, Banchetto all’ingresso del Mercato Trionfale, Orario 10-13
- Deliberiamo al mercato, Labaro, Pianna Nimis, Orario 9,30-13,30
- Deliberiamo al mercato, Via Alberto Da Giussano, Orario 10-13
- Deliberiamo Cinecittà, Centro commerciale Cinecittà 2, Orario 9-13
- Deliberiamo in piazza, Piazza Vittorio, Orario 10-13
- Deliberiamo il metrò, Stazione della Metropolitana, P.zza Conca d’Oro, Orario 10-13
- Banchetto alla Posta, Ufficio postale, Viale Adriatico, Orario 10.30-13
- Tutto il mondo è paese, Giardini di piazza Vittorio, Orario 18-23
- Festa Rossa a Montagnola, Parco del Caravaggio - Viale delle Accademie, Orario 19-22,30
- Deliberiamo il Cinema America, Arena del Cinema America Occupato, Piazza San Cosimato, Orario 19-1.00
- Deliberiamo il Teatro Valle Occupato, Via del Teatro Valle, Ore 19-1.00
- Deliberiamo in piazza, Ricomincio da tre…, Piazza Damiano Sauli, Orario 20-23


DOMENICA 15 GIUGNO
- Deliberiamo al mercato, Via Conti, Orario 10-14
- Deliberiamo al mercato, Via Alvaro Corrado, Orario 10-14
- Deliberiamo al mercato, P.zza degli Euganei, Orario 10-14
- Deliberiamo al mercato, Conca D’Oro, Via di Conca D’Oro, Orario 10.30-13.30
- Deliberiamo al mercato, Mercatino di Lucha Y Siesta, Orario 10-19
- Banchetto alle Poste, Poste Italiane, Viale Adriatico, Orario 10-14
- Deliberiamo il metrò, Stazione della Metropolitana, P.zza Conca d’Oro, Orario 10-14
- San Tommaso Market V edizione, Via San Tommaso D’Aquino 11/A, Orario 12- 20
- Tutto il mondo è paese, Giardini di Piazza Vittorio, Orario 18-23
- Festa Rossa a Montagnola, Parco del Caravaggio - Viale delle Accademie, Orario 19-22,30
- Villa Pamphili, ingresso San Pancrazio, Largo 3 Giugno 1849, Orario 17-20

sabato 7 giugno 2014

Evviva, brindiamo! Abbiamo perso!

...e nemmeno dignitosamente. La faccia e le elezioni. Evviva i grandi propositi di unità della sinistra espressi dalla Lista e che continuano ad affascinare e stuzzicare le fantasie di qualcuno che vorrebbe addirittura farne delle case. C'eravamo tanto Amato ma.. tanto per cominciare, alla fine girano due petizioni: una chiede che la “compagna” Spinelli rinunci al seggio come aveva solennemente promesso, l'altra chiede di mandarla a Strasburgo, forse perché evidentemente la sinistra non può fare a meno del suo liberalismo chic o forse perché il “tanto peggio, tanto meglio” inizia a strutturarsi seriamente anche dalle nostre parti. A me interessa poco, avevo già molti dubbi sulla estemporanea e verticistica natura della Lista, immaginando anche stavolta che questa litanìa sull'unità delle sinistre avrebbe finito per unire i vertici dividendo la base. Stessa pratica, stesse dinamiche a tutti i livelli. Non è colpa dell'astensionismo o delle divisioni, mali che permangono a causa dell'ambizione delle residuali élite di questa specie di sinistra a tenersi aggrappate a poltrone e potere, piccoli o grandi che siano, se il raggiungimento striminzito del quorum d'ingresso rappresenta, al di là dei festeggiamenti e dei manifesti entusiasmi, un ulteriore flessione elettorale del 35% rispetto a cinque anni fa. Colpa del dissolversi di quella buona pratica che si chiama “elaborazione politica”, sormontata ormai da una melassa demagogica che ha fatto (e continua a far) filtrare soltanto discorsi generici e slogan tali così scontati, da essere adottati in varia misura ovvio, da tutte le forze in competizione. Per Cinque Stelle e Lega, per Fratelli d'Italia, il PD e Forza Italia, fino addirittura a Scelta Civica, il coro è pressoché unanime: l'austerity è diventato il nemico comune. Così la Lista è finita nel buio dell'anonimato politico, prima che identitario. Più che dell'ennesimo errore, il risultato elettorale, tanto più marginale quanto più sonoramente festeggiato, è sintomo dello stato confusionale in cui versa la Sinistra tutta ma peggio ancora quella che molti, in preda ad un delirio, più che ad un desiderio di rappresentanza, ostinatamente continuano a chiamare sinistra radicale. Forse che l'aggettivo “radicale” è di pannelliana memoria, deriva dal ruolo ormai consolidato della base di raccogliere firme per qualsiasi cosa, onde poi scomparire nel limbo dei referendum e delle liste più o meno civiche, a-partitiche, post-ideologiche, rosa, fucsia, violette, etc. E' l'effetto aspirina, la base di Rifondazione che si fa un gran culo per dare il principio attivo al bicchier d'acqua il quale, a giochi fatti, ad effervescenza elettorale conclusa, torna ad esere trasparente ed incolore. Il desiderio di rappresentanza esiste eccome certo. Diritto di cittadinanza. Perché allora allinearsi con quella retorica che – ad uso e consumo capitalista e liberista – maldestramente lo taccia di nazionalismo e populismo? Perché accodarsi al coro di chi ne svaluta la portata politica? Merita maggior gloria forse questa forma di subdolo filo-europeismo, camuffato per i palati più esigenti da internazionalismo, funzionale solo al capitale finanziario o nel migliore dei casi ad una forma di imperialismo europeo, sempre e comunque subordinato a quello USA? Questo appiattimento, non è reso evidente per esempio, dalla posizione supina ed embedded, della stampa e delle forze politiche tutte sull'Ucraina, la Siria, la Libia, la Palestina, il Venezuela, la Nord Corea, l'Iran? Ad un occhio critico ed intelligente, con una una minima conoscenza del funzionamento delle istituzioni continentali ed i meccanismi della Ue, dovrebbe infine esser chiaro, come allo stato attuale, qualunque opportunità di cambiamento può immaginarsi soltanto attraverso gli Stati nazionali e non certo all'interno delle stesse istituzioni europee che di fatto negano alla radice qualsiasi possibilità di espressione della volontà popolare. Figuriamoci se, con le differenze preesistenti tra i popoli europei, più quelle che le politiche economiche hanno acuito (alla faccia dell'europeismo di facciata), possiamo verosimilmente aspettarci una unità delle classi subalterne attorno ad un progetto politico comune. Chiediamoci infatti perché, qualunque sia il tono, lievemente critico o benevolo verso tali istituzioni, che sia detto il bene o il male, secondo i media istituzionali e le principali testate giornalistiche italiane e continentali, sono sempre le istituzioni europee a negare o concedere cambiamenti di rotta, a consolidare e dettare le riforme istituzionali, a rilanciare o a frenare le politiche economiche. La Commissione Europea (e non il Parlamento eletto) con l'imposizione ai Popoli (non) sovrani di accordi tra Stati membri, presentati con grande enfasi europeista, pompose e costosissime strette di mano tra primi ministri non eletti, avvita e strangola le economie locali in una crisi irreversibile con disoccupazione ai massimi storici e concessioni funzionali sempre agli stessi beneficiari: i grandi investitori finanziari privati. La BCE con le manovre farsa di Draghi, fa il gioco della propaganda EUROpeista, sia in Italia che in Germania. Da noi dipinto come superMario (originali sic!), il baluardo italiano nel cuore del territorio della cattiva e nemica BundesBank e ai tedeschi, raccontato come il guastafeste mangia-spaghetti di Francoforte, la piccola e rognosa piattola italiana tra i coglioni, freno alla totale egemonia continentale germanica, capro espiatorio per le politiche economiche tedesche al suo interno (vedi mini-job e politiche sulla immigrazione). SuperMario quindi, è funzionale ad entrambi i (finti) contendenti, sia sul piano nazional-campanilista (Italia vs Germania) sia su quello pseudo-politico bipartisan/bipolarista (PPE/PSE). Le sue operazioni infatti, sono annunciate ogni volta da noi, solidali e devoti paesani, come “storiche” e “salvifiche” ma Draghi, essendo come tutti i suoi onorevoli colleghi, prima banchiere e poi (forse) italiano, le misure di cui sopra, come l'ennesima recente riduzione del tasso d'interesse, le vara per permettere alle banche di usufruire dell'abbassamento dei tassi e gettarsi a capofitto su redditizie speculazioni e scommettere sul debito degli Stati come il nostro, altro che iniezioni di liquidità, come una banca centrale dovrebbe fare. Mai e poi mai, le seppur fittizie luci in fondo al tunnel, vengono attribuite ad un governo nazionale. Le uniche constatazioni che la stampa e i media riportano sono i commenti su chi e come fa bene o male i compiti. La confusione regna sovrana e on si va lontano in questo modo. Evitando, di mettere in crisi la governance italiana che si adagia completamente sui poteri forti continentali visibili e soprattutto invisibili, viene scambiata per politically correct e tutti in coro a gridare allo scandalo mediatico guardando il dito e mai la luna capitalista. Evidente questo, anche dallo scandalo con cui è stato accolto il dialogo tra Grillo e Farage. L'unica ragione vera per cui la sinistra dovrebbe guardare con estrema diffidenza a Farage e all'accordo eventuale con i grillini consiste nel fatto che il leader inglese è un convinto ultraliberista, fautore delle regole universali del profitto e del mercato. Ma questa è politica e di politica non si deve parlare. La retorica gestisce le tesi e la democrazia millantata è il cavallo di troia della dittatura liberista.